2. IL CASO / the case
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LA NOTIZIA SUI GIORNALI_________________________________________________
La Sicilia NEWS REGIONALI
Palermo: Giallo Sulla Morte Di Un Uomo, Disposta Autopsia
Palermo, 16 mag. - La Procura di Palermo ha disposto l’autopsia sul cadavere di Flavio Beninati, 33 anni, morto in ospedale dopo un’agonia lunga un mese. L’uomo era caduto in un pozzo luce del palazzo in via Quintino Sella, a Palermo, dove si trova lo studio della madre, avvocato Carla Garofalo. I magistrati di Palermo Ambrogio Cartosio e Gaetano Guardi’ hanno aperto un’inchiesta disponendo accertamenti gia’ eseguiti dal reparto investigazione scientifica dei carabinieri. Intanto la madre del giovane al ‘Giornale di Sicilia’ dice di “essere convinta che Flavio e’ rimasto vittima di un’aggressione. Percio’ abbiamo presentato un esposto in Procura”.
16-05-2006
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Ateneo Online
La madre: “Era pieno di progetti, non si è suicidato” E’ giallo sulla morte di un giovane
La Procura dispone l’autopsia
Flavio Beninati era caduto poco tempo fa in un pozzo luce del palazzo in via Quintino Sella, a Palermo. I carabinieri del Ris hanno trovato una pietra sporca di sangue al fianco del corpo, mentre il portone dello stabile mostrava segni di scasso. Probabile un’aggressione da parte di qualcuno che si era intrufolato nel palazzo.
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Si tinge di giallo la morte del giovane palermitano Flavio Beninati, di 33 anni, deceduto domenica scorsa all’ospedale Civico dopo un mese d’agonia. L’uomo era caduto in un pozzo luce del palazzo in via Quintino Sella, a Palermo, dove si trova lo studio della madre, l’avvocato Carla Garofalo.
In un primo momento si era pensato al suicidio, ma alcuni indizi hanno convinto i magistrati di Palermo, Ambrogio Cartosio e Gaetano Guardì, a condurre ulteriori indagini al fine di chiarire le dinamiche dell’incidente. La Procura di Palermo ha quindi disposto l’esame autoptico del cadavere del giovane sicliano. “Siamo convinti che Flavio sia rimasto vittima di un’aggressione - ha dichiarato la madre in un articolo pubblicato oggi sul Giornale di Sicilia - gli investigatori avevano pensato al suicidio, ma era un ragazzo pieno di progetti. Non lo avrebbe fatto”. I carabinieri del Ris hanno trovato una pietra sporca di sangue al fianco del giovane, mentre il portone dello stabile mostrava segni di scasso. Alla luce di questi nuovi elementi, Beninati potrebbe essere rimasto vittima di un aggressione da parte di qualcuno che si era intrufolato nel palazzo, forse una rapina. Ai primi d’aprile, tra l’altro, lo stabile era stato oggetto di un tentativo di furto.
Giusto Lo Bue (16 mag 2006)
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L’INTERPELLANZA PARLAMENTARE_________________________________________
CAMERA dei DEPUTATI
Allegato B
Seduta n. 179 del 28/6/2007
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in una occasione la madre del ragazzo, accompagnata dall’avvocato Giuseppe Lo Curto e dalla signora Mariuccia Beninati, doveva subire la testuale affermazione del dottor Mario Re: «Lei ora si preoccupa, prima doveva preoccuparsi», e cacciata in malo modo, addirittura con urla: «Se ne vada, se ne vada»;
dalla cartella clinica, acquisita dopo il decesso, risulta che il giovane Flavio Beninati, in più occasioni, mostrò segni di risveglio dal coma;
e infatti, risulta dalla cartella clinica:
1. «17 aprile 2006 ore 9.30 apertura spontanea degli occhi, non si entra in contatto, muove spontaneamente gli arti superiori»;
2. «18 aprile 2006 ore 15 si entra in contatto, esegue ordini semplici (…) ore 21.30 si entra in contatto ed esegue ordini semplici. Muove spontaneamente gli arti superiori»;
3. «19 aprile 2006 ore 9.30 si entra in contatto, esegue ordini semplici, muove spontaneamente gli arti superiori».
4. «20 aprile 2006 ore 9.30 si entra in contatto, muove gli arti superiori (…) ore 18.10 apre gli occhi, segue con lo sguardo dubbio il controllo»;
5. «22 aprile 2006 ore 9.30 apertura spontanea degli occhi (…) ore 22.20 paziente vigile, apre spontaneamente gli occhi, poco collaborante contatto dubbio»;
6. «24 aprile 2006 ore 12 apertura spontanea degli occhi (…) verbalizza nomi incomprensibili»
7. «25 aprile 2006 ore 16.40 allo stimolo doloroso smorfia mimica, movimenti spontanei agli arti superiori»;
8. «28 aprile 2006 ore 9.35 apertura spontanea degli occhi, allo stimolo doloroso accenno di flessione dell’arto superiore»;
9. «29 aprile 2006 ore 10.30 non si entra in contatto»
10. «31 aprile 2006 ore 10 coma (…) non si entra in contatto»;
11. «2 maggio 2006 ore 10.15 il paziente è in coma. Non si entra in contatto»;
12. «4 maggio 2006 ore 11 apertura spontanea degli occhi, segue con lo sguardo»;
13. «5 maggio 2006 ore 11.30 apertura spontanea degli occhi, segue con lo sguardo»;
14. «6 maggio 2006 ore 9.30 coma, accenno di apertura degli occhi alla chiamata»;
15. «10 maggio 2006 ore 23 coma, non si entra in contatto»;
appare evidente come nel decorso della malattia si siano alternati periodi di assenza di contatto e periodi di segnali di ripresa;
senonché ai familiari è stato impedito di avere alcun contatto con il loro congiunto;
tutti questi fatti sono stati portati a conoscenza, con appositi atti, della Procura della Repubblica e del Tribunale per i diritti del malato;
quanto sopra è stato già oggetto da parte dell’interrogante di una interrogazione parlamentare, recante il n. 4-02652 con la quale si chiedeva:
a) lo stato dell’indagine pendente innanzi la Procura della Repubblica di Palermo;
b) se sia rispettoso della migliore arte medica quella di impedire, contro ogni indicazione scientifica, ai familiari di avere un qualche contatto fisico con il paziente in stato di coma;
c) se rispondesse alle regole della migliore arte medica, l’avere negato il minimo contatto anche nei giorni in cui il giovane dimostrava segni di risveglio dallo stato di coma, pronunciando anche parole che non venivano però comprese dai sanitari;
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lo strazio della madre del giovane e degli altri congiunti, ha subìto negli ultimi tempi un ulteriore aggravamento;
infatti, numerose agenzie di stampa (riprese dai giornali) hanno dato notizia di un altro tristissimo episodio di un giovane, ricoverato in stato di coma, presso la stessa struttura sanitaria, ove era stato degente Flavio Bennati;
l’agenzia ANSA del 19 novembre 2007 ore 16.34 diffondeva:
«È in coma per trauma cranico nell’ospedale civico Manfredi Mercadante, 19 anni, gravemente ferito ieri in un incidente sull’autostrada Trapani-Palermo in cui sono state coinvolte due automobili e sono state ferite altre due persone;
Mario Re, responsabile del reparto di prima rianimazione dell’ospedale civico, esprime «cauto ottimismo» e dice che «le condizioni del paziente sono stazionarie»;
l’Agenzia ANSA del 19 febbraio 2007, ore 20, diffondeva:
Il GIP di Palermo ha concesso cinque giorni di arresti domiciliari al padre del giovane in coma, che si trova in carcere, accusato di associazione mafiosa, e che è primario di radiologia al civico di Palermo;
l’istanza era stata depositata dagli avvocati Mino Formino e Roberto Tricoli, che assistono Mercadante, per potergli permettere di assistere il figlio»;
la stessa agenzia ANSA, il giorno 26 febbraio, dava notizia di un ulteriore permesso di giorni cinque per consentire l’assistenza del giovane in coma;
in particolare, l’Agenzia ANSA del 26 febbraio 2007 delle ore 10.31, specificava:
«I difensori del Mercadante, hanno chiesto alla Procura di Palermo di reiterare al loro assistito il permesso di cinque giorni per continuare a prendersi cura del figlio;
i legali, Roberto Tricoli e Mino Mormino, hanno depositato la loro istanza sabato scorso, e adesso tocca alla Procura di Palermo di esprimere il proprio parere e trasmetterlo al GIP che dovrà formalizzare la decisione;
alla loro istanza, i legali hanno allegato una relazione medica stilata dai sanitari di rianimazione del civico nella quale si sostiene che la presenza del padre al capezzale del ragazzo, che è «in coma, migliorerebbe la reattività del paziente»;
l’agenzia ANSA ha diffuso ulteriori notizie in merito ai successivi permessi concessi per consentire al genitore di assistere il figlio in coma;
il comportamento dei sanitari di rianimazione del civico di Palermo, nel corso della triste vicenda del giovane Mercadante, è stato certamente improntato al rispetto delle regole della migliore arte medica;
invero risulterebbe che nella relazione medica redatta dai sanitari, si farebbe espressa menzione della necessità del contatto fisico con i familiari perché «migliorerebbe la reattività del paziente»;
la necessità del contatto con i familiari è stata, quindi, giustamente, equiparata ad una terapia -:
se corrisponde alle regole dell’arte medica il consentire il contatto del paziente in stato di coma con i familiari perché ciò è di sollecitazione alla auspicata reattività;
se le regole della migliore arte medica vengano rispettate dai sanitari del reparto di rianimazione dell’ospedale civico di Palermo;
se le regole della migliore arte medica vengano applicate tutt’ora;
se esistono ragioni mediche che abbiano impedito ai sanitari del reparto di rianimazione dell’ospedale civico di Palermo, di rispettare le regole della migliore arte medica nel caso del giovane Flavio Beninati che, per oltre un mese, è stato totalmente isolato dai propri familiari e pur avendo, per diversi giorni, dato segnali
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di risveglio dal coma, aprendo gli occhi, rispondendo agli stimoli e pronunziando parole (così come risulta dalla cartella clinica);
quali iniziative si reputa opportuno adottare per consentire, secondo le regole dell’arte medica, che i familiari di un paziente in stato di coma, possano assisterlo, con le modalità e i tempi stabiliti dai sanitari, al fine di sollecitare o migliorare la reattività;
se le iniziative da adottare debbano in specie riguardare l’ospedale civico di Palermo, attesa la sconcertante violazione delle regole della migliore arte medica e pur se esse siano universalmente conosciute, condivise e, con inspiegabile incoerenza ed incostanza, anche applicate nel reparto di rianimazione dell’ospedale civico di Palermo;
se non si ritenga opportuno disporre una indagine sul comportamento e sulle prassi adottate dai sanitari e dal primario, dottor Mario Re, del reparto di Rianimazione dell’ospedale civico di Palermo al fine di verificare il rispetto dei protocolli medici e terapeutici;
quali iniziative siano state assunte dalla Procura della Repubblica di Palermo in merito al fascicolo n. 5215 del 2006.
(4-04213)
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professore madico primario dottore …Mario Re ..responsabile della morte di Flavio?….lei non ha permesso !! ….ha messo dei muri ..indispensabili contro un corpo purtoppo agonizzante nelle sue mani..lei è un uomo senza pietà..che fà il suo lavoro facendo favoritismi e agendo a secondo del suo stato di umore ..siamo in molti contro di lei…Flavio si stava riprendendo….e lei lo ha mandato giu…..non trovo un altro aggettivo..cattiveria..o cosa…chi è lei per decidere chi dovrà vivere o no??????vada via!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
ragazzi, automoderiamoci!
ciao nicoletta, io non so se flavio avrebbe potuto continuare a vivere, non ho le competenze mediche per dirlo; so che se sentiva e percepiva l’esterno, e sono sicura di sì, se cercava conforto ed amore, e sono sicura di si, se cercava vita e speranza, e sono ancora sicura di sì, gli è stato impedito di ricevere tutto questo.
che tutto questo lo avrebbe aiutato a “farcela”, ne sono sicura, conoscevo mio figlio!
che tutto questo avrebbe aiutato tutti , anche “dopo”, ne sono altrettanto sicura.
che qualcuno che si chiama Mario Re lo abbia impedito, è storia.
che il cacciarmi dalla sua stanza , urlando, “se ne vada, ci doveva pensare priima” è stata una spietata inutile, volgare, gratuti cattiveria, fine a se stessa come per tutti i torturatori è fine a sè stessa la tortura, è sotto il vaglio di chiunque
che tutto ciò sia servito a “qualcuno” a procurare “piacere”, a gonfiare la propria voglia di onnipotenza?è possibile, non vi è altra spiegazione !
non so, non posso saperlo, non conosco quel signore, che crede di fare il medico talmente bene da pretendere spesso di assurgere agli “onori della cronaca”, travestendosi da eroe.
io so soltanto che non dimenticherò mai lo strazio di quei momenti,lo sgomento ed il vuoto che quelle parole hanno prodotto dentro di me , che oltre che MADRE, sono una persona, cuore ed anima compresi.
carla
Non conoscevo questo caso di Flavio.
Non ho ancora capito bene, cosa è successo?
Da quello che ho letto sono sconvolta e sconertata!
Continuerò a seguirvi, voglio capire, mio fratello 3 anni fa è stato in coma per un incidente , e noi andavamo tutti i gioni a visitarlo, e lui ci sentiva, lo ha raccontato dopo.
Oggi è qui, abita ancora con noi! fa parte dei “banboccioni”, e noi ne siamo felici.
E’ stato in coma e considerato irreversibile !!!
Ma allora è proprio vero che i medici non capiscono niente!
Sono atterrita!
Ci risentiremo
Giusi
Ho scopertoto per caso questo blog, a roma si parlava qualche giorno fa di questo povero ragazzo…dimenticato, con conoscenti.
Ho cercato per curiosità, e sono sono entrato,poi ho letto qualcosa, ho visto le foto e mi sono detto :perchè tanta insensibilità?
Ma da parte di tutti. Perchè non se ne è parlato? perchè non se neparla?
E poi, come sono finite le denuncie?
Ho visto dei lavori d’arte dedicati a lui, belli.
Vorrei capirne di più, vorrei sapere di più, come posso contattarvi più direttamente?
Antonio